Si parte; per ritornare!

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C’è una sottile linea di malinconia che alimenta la gioia e la stempera nel ricordo ogni volta che finisce un concerto, uno show. Ci sono le squadre di crew colorate in modo diverso a seconda dei loro compiti che cominciano a disallestire, a mettere nei camion le luci che si sono spente, i microfoni che hanno finito le pile, i km di cavi e americane che tenevano insieme il palco, gli schermi e i mixer. Finisce tutto in scatole chiamate flight case, nere o rosse generalmente. Come la passione e l’oblio. Il tutto e il niente.

Perché fare eventi è qualcosa che si fa con passione, che ti mette in gioco fino a che non arriva il momento dell’oblio, del ricordo che diventa un video o un libro, un racconto da rileggere in un diario che hai tracciato scrivendo appunti veloci ogni giorno su una serie di Moleskine. Sono storie di ore vissute in fretta, ore che sembrano durare come minuti, quando la tensione è al massimo, quando non stai salvando vite ma quei secondi prima del “si va in scena” sono fatali come un salto nel buio ogni volta. Sono storie di adrenalina pura, di gioia e allegria da ricordare dopo, a luci spente, davanti a una birra. Oppure di dolore e rabbia, di analisi di cosa non ha funzionato, quelle (per fortuna) rarissime volte in cui qualcosa è andato storto.

Quando finisce un tour o un road show, quella sottile malinconia ti accompagna dal momento in cui le luci si spengono fino a quando non c’è un nuovo progetto da ricominciare. E’ un momento di dolcezza; ma anche di addii. Addii alla squadra che ha lavorato con te, che ha diviso serate su brandine nei retropalchi, ore di sonno nelle cuccette dei camion, levatacce e viaggi, risate e scherzi da caserma, lunch pack con panini e merendine dai colori indecifrabili di cui è meglio non leggere le composizioni in giorni in cui non hai tempo per te e ne sei felice. Perché dividi tutto con una squadra che vive in simbiosi, che viaggia allo stesso ritmo, alla stessa velocità, che si esalta di un sorriso o di un Hi5 battuto tra colleghi. Fare eventi è quel brivido che ti fa accettare tutto, che ti fa scommettere sul domani.

Poi arriva la fine. E’ un click. Un interruttore che si spegne. Un sipario che cala e sai non si rialzerà. E c’è malinconia certo, perché in ogni cosa che si chiude c’è la dolcezza del ricordo ma la consapevolezza dell’ineluttabilità e dell’impossibilità a proseguire. Sai che da lì in poi non si va più da nessuna parte. E tutta quella passione diventerà pian piano ricordo sfocato e oblio. Diventeranno scatoloni da riempire e mettere in magazzino. Sperando nella prossima volta. Come in una vecchia canzone dei Pooh ..."la scena si chiude, andiamo su strade diverse..."

Questo lavoro è passione e oblio, tutto e niente. E’ bastardo. Ti regala sogni che vanno alimentati ogni giorno. E quando il sogno finisce, nel risveglio c’è solo la voglia di fare altri progetti. In questo lavoro si conoscono tanti gruppi musicali. E si sa che le formazioni suonano insieme per un po’, poi si perdono perché i componenti sentono il richiamo irresistibile di un altro gruppo, di un altro suono, magari già sperimentato in passato con successo. E allora si va. O si torna.

Ed il bello è quando ritrovi i vecchi amici, i compagni di viaggio, quelli con cui hai fatto le produzioni, i grandi eventi. Che poi è quello per cui facciamo questo mestiere. Per inseguire il sogno, perché la vita è una sorpresa continua, una scoperta, un viaggio in cui le curve a volte fanno tornare indietro lungo il percorso per lanciarsi poi in nuovi rettilinei e tagliare nuovi traguardi.

Quando fai eventi, le squadre si formano e si disfano, poi si ritrovano, come per magia. Ecco perché a volte si fanno giri immensi e poi si torna sempre dove gli eventi nascono tra persone che condividono una visione comune di quello che dev’essere il percorso e la modalità con cui affrontarlo, per creare nuove sinergie e nuove grandi magie. Ed ecco perché le squadre che fanno eventi a volte si perdono. Per avere nostalgia. E ritrovarsi in un nuovo evento. In una strada nuova o in una già battuta in cui in silenzio, dietro le quinte, sai che potrai costruire nuovi successi.

E allora …per crescere ancora. A metà gennaio 2019 verranno indicate le novità che renderanno The Lab una realtà sempre integrata nel mondo degli eventi, ma non solo. Perché come diceva un libro che mi ha sempre guidato (Chi ha spostato il mio formaggio – Spencer Johnson) “se immagini di gustare il nuovo formaggio già prima di trovarlo, scoprirai la via giusta per conquistarlo” e ancora: “quanto prima abbandonerai il vecchio formaggio, tanto prima gusterai quello nuovo”. Ma soprattutto, qualsiasi cosa succeda …”SPOSTATI CON IL FORMAGGIO E GODITELO!”